Lievito madre

E’ nato tutto in una piccola stanza della ‘casetta’, il luogo dove approdavano giorno dopo giorno le interviste di “Cosa pensano le ragazze”. Un patrimonio immenso, un centinaio di confessioni raccolte da un gruppo di amiche e colleghe guidate da Concita De Gregorio e poi tagliate e montate una a una per l’appuntamento quotidiano sul sito di Repubblica. Dall’8 marzo 2015 all’8 marzo del 2016, una novità assoluta, un lavoro di ascolto ispirato ai comizi d’amore di Pasolini che ha aperto la via ai numerosi documentari apparsi negli ultimi anni in Tv, soprattutto sulle donne. 

In tutto quel patrimonio di voci, sospiri, sguardi, parole e confidenze che guardavamo e ascoltavamo come ipnotizzate per ore e ore, erano le donne grandi, quelle nate a metà del Novecento, a sembrarci uniche e preziose. Più le ascoltavamo e più ci sembrava di andare alla sorgente di noi stesse, all’origine di quello che siamo oggi, e di vedere meglio la nostra direzione di marcia. Sentire la voce di coloro che ci hanno generato, leggerne le rughe, vedere quello che i loro occhi hanno visto e immaginare quello che le loro mani hanno toccato, ci è sembrato un viaggio emozionante. Da qui l’idea di creare una trama che raccontasse le speranze, i desideri, le paure e l’idea di futuro delle donne italiane del secolo scorso costruendo un docu-film. Il titolo: ‘Lievito madre’, il lievito da cui veniamo. 

Le prime righe le buttai giù così:

Grandi donne del secolo scorso, molto note o solo molto vere, si raccontano alle donne del Duemila, intrecciano i loro sguardi e le loro voci per portarci avanti e indietro nel tempo tra filmati d’epoca, memorie e immagini esclusive. Interviste, confessioni, tasselli unici e privati che compongono il puzzle collettivo, il mosaico originale di un secolo, di quell’impasto naturale della storia del quale le donne sono da sempre il lievito, il lievito madre”.

Il resto è successo in corsa. Sbobinare le interviste, scegliere i brani più significativi, decidere quali delle meravigliose storie di donne comuni avrebbero fatto da controcanto a quelle più note (Nada, Inge Feltrinelli, Benedetta Barzini, Natalia Aspesi, Dori Ghezzi, Giulia Maria Crespi, Giovanna Marini, Adele Cambria, Emma Bonino, Simonetta Agnello Hornby, Piera Degli Esposti, Luciana Castellina, Rosetta Loy, Dacia Maraini…), ritrovare e visionare i nostri filmini di famiglia per entrare nel clima, per tessere il racconto di quegli anni. Il tutto mentre ognuno faceva il suo lavoro e dedicava le pause o le notti a intrecciare la trama del documentario. E’ stata Esmeralda Calabria, la regista, a comporre il puzzle magico e poetico del film finale. Ed è stata la rete nazionale delle Coop – sensibile alla questione femminile – a sposare il progetto e a darci le risorse necessarie per partire.

A marzo il Festival di Venezia visionò la prima parte del film e lo accolse nel programma. E’ stato un successo. Una festa. Per me un ricordo struggente. Avevo imbarcato nell’avventura anche mia madre, il mio lievito madre. Era stata filmata, intervistata, portata sul palco a Bologna per parlare della sua vita molto privata ma paradigmatica, per le donne di quella generazione. Fu applaudita come una star: aveva messo in piazza la sua storia di riscatto e il pubblico le fu molto grato. Tutto faceva pensare che anche lei sarebbe venuta a Venezia per godersi il successo. Non andò così. Quei giorni, proprio quelli del debutto a Venezia, che lei seguì da casa, furono i suoi ultimi. 

Intervista a Bebi e alla altre Testimoni del tempo su:

Repubblica TV